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	<title>Enoteca il Grifo</title>
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	<title>Enoteca il Grifo</title>
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		<title>&#8220;Amici del 4 Piano&#8221; nasce nel 2013 per il reparto &#8230;</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/amici-del-4-piano-nasce-nel-2013-per-il-reparto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jul 2019 08:30:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>"Amici del 4 Piano" nasce nel 2013 per il reparto di oncoematologia pediatrica del San Matteo di Pavia (al 4° piano). Sono un gruppo di volontari e si occupano di organizzare laboratori e attività di intrattenimento per i bambini e ragazzi ricoverati, cercando di trascorrere insieme qualche ora di spensieratezza. Nel nostro piccolo vogliamo contribuire a questa iniziativa di persone che donano il loro tempo per gli altri. Troverete l'adesivo della associazione sulle bottiglie di birra del Grifo o di alcuni vini, all'acquisto devolveremo 1 € all'associazione Amici del 4 Piano ? Seguite il loro bollino!!!<br />
#amicidel4piano #quellidelgrifo #enotecailgrifo #grippo #sanste #vini #vinidiqualità #berebene #birreartigianali #aperitivi #eventi #santostefanodaveto #genova #liguria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Amici del 4 Piano&#8221; nasce nel 2013 per il reparto di oncoematologia pediatrica del San Matteo di Pavia (al 4° piano). Sono un gruppo di volontari e si occupano di organizzare laboratori e attività di intrattenimento per i bambini e ragazzi ricoverati, cercando di trascorrere insieme qualche ora di spensieratezza. Nel nostro piccolo vogliamo contribuire a questa iniziativa di persone che donano il loro tempo per gli altri. Troverete l&#8217;adesivo della associazione sulle bottiglie di birra del Grifo o di alcuni vini, all&#8217;acquisto devolveremo 1 € all&#8217;associazione Amici del 4 Piano ? Seguite il loro bollino!!!<br />
#amicidel4piano #quellidelgrifo #enotecailgrifo #grippo #sanste #vini #vinidiqualità #berebene #birreartigianali #aperitivi #eventi #santostefanodaveto #genova #liguria</p>
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		<title>Le birre di Natale</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/le-birre-di-natale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 12:16:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[birrifici artigianali]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[birre artigianali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle feste natalizie, tra i tanti regali da organizzare, spiccano le birre artigianali preparate proprio in questo periodo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle feste natalizie, tra i tanti regali da organizzare, spiccano le birre artigianali preparate proprio in questo periodo. Sono molti infatti i birrifici che si prodigano a preparare e confezionare <strong>le birre di Natale</strong>. Una tradizione che sembra poco conosciuta e invece è molto di moda in tanti paesi ed ha origini antichissime; pare che siano nate più di 200 anni fa, per soddisfare le famiglie che amavano accompagnare la birra sia col salato che con il dolce, durante il pranzo natalizio.</p>
<p>La particolarità di queste birre è che sono tutte preparate in maniera artigianale seguendo meticolosamente vecchie ricette che le portano ad essere tra le migliori in assoluto e, messe a fermentare per tantissimo tempo. <strong>La tradizione</strong> delle birre di Natale <strong>arriva dal Belgio, dal Regno Unito e dalla Germania</strong>. Tutti paesi che, con la birra hanno fatto un&#8217;economia fruttuosa tanto da portarli ad esportarle in tutto il mondo.</p>
<p>Il <strong>Belgio</strong> si dice che sia il <strong>paese per eccellenza per la produzione di birre di Natale</strong> perché da sempre i produttori aggiungono alla bevanda varie spezie come cannella, cumino,zenzero, coriandolo, noce moscata e tante altre, che migliorano di gran lunga il sapore e di conseguenza risultano essere molto apprezzate. Non per niente in patria le chiamano le <em>Kierstbier</em> e le più richieste sono la <em>Stille Nacht de Doll</em>e che a quanto pare, ogni anno genera periodi di attesa abbastanza lunghi. Seguono a ruota la <em>Pere Noel di De Ranke, la Avec Les Bons Voeux di Dupont, la Canasten di Glazen Toren</em> e tante altre.</p>
<p><strong>Nella rigorosa e solenne Germania</strong> la produzione di birre di Natale è minima rispetto al Belgio, anche perché, in questo paese non c&#8217;è la tradizione di inserire delle spezie e quindi, quelle poche birre prodotte in quel periodo, hanno solo un sapore molto più forte e gradazione alcolica molto alta. Sono le stesse che si trovano durante l&#8217;anno solo che, per Natale <strong>viene cambiato il nome</strong>. Nel Regno Unito questa tradizione è molto sentita, non certo come il Belgio, però ogni anno si trovano birre artigianali natalizie anch&#8217;esse con l&#8217;impiego di alcune spezie. tra le più interessanti c&#8217;è la <em>Bad Elf, la Fusion di Moor e l&#8217;Old Winter Ale di Fullers. </em></p>
<p>Anche gli Stati uniti mantengono viva questa tradizione però in questo caso, è diverso il modo di produrre che, è del tutto personale e sempre più sperimentale. La loro produzione è sempre mirata ad una lavoro artigianale ma, non manca mai occasione per questo grande paese, di ingrandire il suo commercio ovunque. Comunque<strong> le birre americane artigianali</strong> non <strong>sono</strong> altro che, una <strong>versione rivisitata</strong> <strong>delle</strong> sue <strong>Imperial IPA</strong>.</p>
<p>Tra i produttori di birre artigianali di natale non poteva mancare il nostro caro bel paese che in sordina, lentamente, ha diffuso questa tradizione suscitando un clamore positivo per tutti gli appassionati. La spinta è arrivata con la continua pubblicità degli eventi natalizi, dedicati alle birre degli altri paesi. E così l&#8217;Italia, che ha una modesta produzione di birre, è entrata anch&#8217;essa in questo mercato differenziandosi dagli altri paesi per la caratteristica della maturazione che avviene in botti di legno. Sono tutte birre che vengono realizzate in quantità limitate.</p>
<p>Per quest&#8217;anno l&#8217;<strong>Enoteca il Grifo</strong> ha scelto il birrificio<a href="http://www.thewallbeer.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong> The Wall</strong></a> con la sua <strong>XMAS BEE</strong> che è una <em>Winter Warmer</em> dal colore ambrato, dal corpo dolce e strutturato sul quale spicca l&#8217;aroma floreale del miele utilizzato e l&#8217;intrigante speziatura composta da pepe di Timur, pepe di Cubeba, coriandolo e zenzero;  IBU 20  e Alc 10,3% vol.<br />
Insomma, che sia in Europa o in America, quest&#8217;usanza, ogni anno attira un numero elevato di consumatori, portando così tutti i birrifici artigianali a produrne sempre di più e, a creare dei veri e propri festival annuali a tema.</p>
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		<title>Irpinia: terra di vino, salumi e formaggi</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/irpinia-terra-di-vino-salumi-e-formaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 07:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’antica tradizione enologica campana Pensare all’Italia significa pensare ai paesaggi mozzafiato della penisola, alla storia millenaria, alle tradizioni e gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L’antica tradizione enologica campana</h2>
<p>Pensare all’Italia significa pensare ai paesaggi mozzafiato della penisola, alla storia millenaria, alle tradizioni e gli usi locali e alle moltissime meraviglie artistiche che antichi pittori, scultori e architetti hanno donato a un Paese tanto bello. Pensare all’Italia significa anche fare riferimento alla sua antica tradizione eno-gastronomica e alla miriade di prodotti locali che ogni regione vanta. Non c’è una località specifica che la fa da padrona: tutto il territorio è ricchissimo di cibi particolari, di pietanze autoctone deliziose e nobili preparazioni. Tra queste ultime si trovano certamente i vini. Frutto della lavorazione di uve di diverso genere, più o meno pregiate, il vino è uno dei tanti emblemi della nostra penisola perché si trova in molte zone del Paese, ognuna con le sue specifiche peculiarità.<br />
Una regione molto ricca dal punto di vista enologico è la Campania, che coltiva a pari merito sia uve scure che chiare da moltissimi anni. Pare che la produzione del vino in questa zona anticipi addirittura la presenza dei Greci e con il passare dei secoli questa attività produttiva si è specializzata ed è diventata non solo una vera e propria arte, ma una scienza esatta.<br />
Tra i moltissimi vini prodotti in Campania, degni di nota sono i bianchi <strong>Greco di Tufo, il Fiano, il Falanghina</strong> e il rosso <strong>Aglianico</strong>.</p>
<h2>Enoteca Il Grifo: degustazione di vini campani della cantina I Capitani</h2>
<p>I vini campani possono essere gustati e acquistati in molti negozi o cantine della zona, ma per un’indimenticabile degustazione dei più importanti prodotti enologici della Campania anche fuori dalla regione, l’<a href="https://www.enotecailgrifo.it/enoteca-grifo/">Enoteca il Grifo</a> di <strong>Santo Stefano d&#8217;Aveto</strong>, in provincia di Genova, si mette a disposizione come comodo punto di riferimento per chi non ha la possibilità di acquistare direttamente dai produttori.<br />
I vini da degustare presso l’enoteca rappresentano i cavalli di battaglia di una pregiata <strong>cantina avellinese:</strong> <strong>I Capitani</strong>, situata a Torre le Nocelle in provincia di Avellino. I prodotti in questione sono dei bianchi pregiati e un rosso corposo, emblemi dell’antica tradizione vitivinicola del Sud Italia: il Greco di Tufo, il Falanghina, il Fiano e l’Aglianico.<br />
Presso l’<strong>Enoteca il Grifo</strong>, il cliente appassionato di vini avrà modo di assaporare il gusto morbido e caldo del Fiano di Avellino <em>DOCG</em>, con le sue note inconfondibili di mela verde, mandorle e tè verde. Il suo colore paglierino con sfumature che tendono al verde sarà anche una piccola gioia per gli occhi.<br />
Accanto al Fiano l’acquirente potrà anche apprezzare il pregiato e autoctono vino bianco <em>DOCG</em> Greco di Tufo. Di un colore giallo dorato e dal sapore delicato reso particolare dal retrogusto di mela, ginestra e agrumi, questo vino originario dell’<strong>Irpinia</strong> non può non conquistare i palati degli esperti e dei semplici appassionati. Lo stesso apprezzamento lo susciterà il gusto pieno e secco e il colore intenso del bianco Falanghina, nonché le sue note fruttate e floreali.<br />
Per chi apprezza invece dei rossi di carattere sarà appagato nel degustare i vari vini prodotti dal vitigno Aglianico, decisi, dal profumo fruttato e dal retrogusto delizioso di frutti di bosco, frutti rossi, vaniglia, mandorle e legno.<br />
Accanto a questi vini importanti della <strong>Cantina I Capitani</strong>, così caratteristici del territorio avellinese, l’<strong>Enoteca il Grifo</strong> metterà a disposizione un degno accompagnamento, composto da deliziosi prodotti gastronomici salumi e formaggi campani con cui assaporare i bianchi e i rossi. L’unione di vino e cibo, entrambi autoctoni della Campania e frutto di delicati processi produttivi di viticoltori e allevatori, renderà il momento della degustazione un istante magico, all’insegna della tradizione locale e della preziosa cultura gastronomica italiana.</p>
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		<item>
		<title>Birrificio Hammer</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/birrificio-hammer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 07:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[birrifici artigianali]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[birreartigianali]]></category>
		<category><![CDATA[birrifici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce nel 2015 il birrificio Hammer di Villa D&#8217;Adda. I due soci fondatori, Fausto e Roberto Brigati hanno ben in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nasce nel 2015 il <strong>birrificio Hammer</strong> di Villa D&#8217;Adda. I due <strong>soci fondatori, Fausto e Roberto Brigati</strong> hanno ben in mente come vogliono strutturare il birrificio e sopratutto cosa vogliono diventare. 1300 mq di superficie produttiva, cinque fermentatori da 2.500 e 5.000 litri, sala cottura da 20 ettolitri, una linea di depurazione dell&#8217;acqua, celle di stoccaggio per la produzione, e una linea d&#8217;imbottigliamento a pressione isobarica. Ben presto <strong>si unisce a loro Marco Valeriani, uno dei più noti mastri birrai italiani</strong> il quale ha pensato di ideare per Hammer una gamma di birre in stile anglo-americana inserendo al loro interno qualche contaminazione europea, sopratutto tedesca.</p>
<p>Nascono così le <strong>IPA WaveRunner</strong> e<strong> Coral, la Double IPA Killer Queen</strong>, la Black<strong> IPA Black Queen</strong> e la <strong>Session IPA Mini</strong>. Ad esempio, forti luppolature con sentori intensi nella <em>WaveRunner che è stata la vincitrice del premio Birra dell&#8217;anno 2017 a Rimini</em>, come miglior American IPA, destinata solamente a chi ama le luppolature intense americane. Merita un accenno anche la Killer Queen, estrema double IPA ramata, grado alcolico 8% , secca con intense doti aromatiche.<br />
Tutti questi prodotti sono impeccabili e tecnicamente perfetti tanto che <strong>nel 2016 Valeriani ottiene la targa di mastro birraio dell&#8217;anno</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Marco Valeriani e dei soci fondatori è quello di fare delle <strong>birre buone e di qualità</strong>. Proprio per questo motivo, tutte le birre create si differenziano da molte altre presenti sul mercato per gli alti standard qualitativi con cui sono prodotte, per lo spirito innovativo e ovviamente per l&#8217;artigianalità. Sperimentazione di nuovi ingredienti miscelati tra loro, intuizione, studio e flessibilità. Queste birre sono sicuramente di nicchia, il frutto di un duro e pensato lavoro manuale e artigianale, ed <strong>è possibile trovarle</strong> <strong>presso</strong> l&#8217;<strong>Enoteca il Grifo</strong>, che ha il semplice scopo di diffondere tra gli amanti delle birre, i piccoli e medi birrifici artigianali italiani che puntano sull&#8217;innovazione e sugli alti standard qualitativi.</p>
<p>Birre che non è possibile trovare nella grande distribuzione, ideali da sorseggiare rigorosamente in buona compagnia, con un tagliere di degustazione e tanto tempo libero a disposizione per godersi appieno i gusti e i profumi che questi prodotti lasciano al naso e al palato.</p>
<p>Non solo birre in stile anglo-americane, ma anche quelle che riportano la <strong>contaminazione tedesca</strong>. E&#8217; cosi che <strong>nasce la Westfalia</strong>, bionda di carattere che più di tutte vuole racchiudere il senso di libertà che si sprigiona bevendola. Delicatamente luppolata, perfetta da bere da sola ma ideale anche durante il pasto. Rotonda e bilanciata, presenta un grado alcolico moderato 5%. Non manca nel loro catalogo la <strong>birra nera Bulk</strong> al cui naso emergono intense noto di caramello e malto. Al palato cioccolato, caffè si mescolano in delicate sfumature che riportano in mente il whisky. Infine la <strong>Daarbulah, Imperial Stout</strong> scura e di alto grado alcolico che presenta avena e zucchero di canna grezzo miscelati con malti torrefatti e caramellati. Al naso aromi di caffè, liquirizia e cacao.</p>
<p>Per concludere, si è visto come il <strong>birrificio artigianale Hammer</strong> sia una realtà in continua espansione, frutto della sapiente <strong>unione di saperi e intuizioni che regalano prodotti di eccellenza</strong> amati dagli appassionati delle buone, intense e particolari birre. Impossibile non venire rapiti dalla ricchezza dei prodotti nel catalogo, ciascuno con la sua storia e la propria particolarità. Si sentirà sempre più spesso parlare del birrificio Hammer e della <strong>bravura tecnica di Marco Valeriani</strong>, poiché in poco più di due anni, <em>Hammer-Italian Craft Beer</em> è diventato nel nostro Paese, uno dei punti di riferimento per quanto riguarda la birra artigianale.</p>
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		<item>
		<title>Cinema in contrada &#8211; Cinema all&#8217;aperto</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/cinema-in-contrada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jun 2018 15:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del 34° Rally della Lanterna e 2° Rally Val d’Aveto, l’Enoteca il Grifo e l’Hosteria Luna Piena con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.enotecailgrifo.it/cinema-in-contrada/">Cinema in contrada &#8211; Cinema all&#8217;aperto</a> proviene da <a href="https://www.enotecailgrifo.it">Enoteca il Grifo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del <a href="http://www.lanternarally.it/home.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>34° Rally della Lanterna e 2° Rally Val d’Aveto</strong></a>, l’<strong>Enoteca il Grifo</strong> e l’<strong>Hosteria Luna Piena</strong> con l’aiuto e la collaborazione del <a href="http://www.comune.santostefanodaveto.ge.it" target="_blank" rel="noopener">Comune di Santo Stefano d&#8217;Aveto</a> (GE) sono lieti di proporre il cinema all&#8217;aperto e più precisamente CINEMA IN CONTRADA nella serata del <strong>14 Luglio (ore 21,30 circa)</strong>. Si tratta di un&#8217;occasione di aggregazione culturale molto particolare che il borgo di Santo Stefano d&#8217;Aveto, immerso in un contesto naturale di rara bellezza, vuole omaggiare ai “<em>rallysti</em>”, a tutti residenti e ai visitatori di ogni dove.</p>
<p>Nell&#8217;occasione si potrà assistere a una rappresentazione cinematografica all&#8217;aperto. Il <strong>film a</strong> tema che verrà proiettato potrà essere guardato comodamente seduti e con <strong>ingresso libero</strong>. La partecipazione alla serata del cinema all&#8217;aperto non richiede alcuna prenotazione ed è assolutamente libera. CINEMA IN CONTRADA si terrà presso la piazzetta del Mercato, esattamente nella contrada del paese.</p>
<p>La pellicola che verrà trasmessa <strong>sabato 14 luglio</strong> sarà “<strong>Veloce come il vento</strong>”. Uscito nel 2016, sotto la regia<strong> di Matteo Rovere</strong>, si tratta di un film liberamente ispirato alla vita del noto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Capone" target="_blank" rel="noopener">pilota di rally <strong>Carlo Capone</strong></a>. Altrimenti conosciuto con il titolo originale Race, questa pellicola è stata interpretata non solo da un convincente <strong>Stefano Accorsi</strong>, ma anche dalla giovane e allora esordiente <strong>Matilda De Angelis</strong>.</p>
<p>Pur senza emulare le classiche pellicole americane, Veloce come il vento, che è una produzione <em>Fandango con Rai Cinema</em>, saprà tenere incollati allo schermo appassionati di rally e non. Le gare di <em>Gran Turismo</em>, gli allenamenti e bizzarrie dei personaggi saranno in grado d&#8217;intrattenere con successo per 119 minuti. Non è un caso che il film abbia ottenuto 16 candidature, vinto 6 David di Donatello e 2 Nastri d&#8217;Argento.</p>
<p><strong>Santo Stefano d&#8217;Aveto inaugura così un nuovo evento: il CINEMA IN CONTRADA</strong>, che potrà avere un seguito in un futuro non troppo lontano. Il cinema all&#8217;aperto è un evento diventato possibile <strong>grazie all&#8217;impegno profuso dimostrato dall&#8217;Enoteca il Grifo e dall&#8217;Hosteria Luna Piena</strong>, che hanno voluto omaggiare i partecipanti con questa nuova iniziativa.</p>
<p>L&#8217;intento finale è anche quello di permettere ai residenti e ai turisti, pure quelli provenienti dall’estero, di poter godere della magica esperienza del cinema all’aperto. A questo proposito la scelta del film Veloce come il vento, oltre a essere aderente al tema <em>rallystico</em> saprà emozionare spettatori variegati. Tutti gli appassionati di rally, i curiosi e i nostalgici delle proiezioni all&#8217;aperto sono invitati<strong> sabato 14 luglio 2018</strong> all&#8217;evento CINEMA IN CONTRADA, presso la piazzetta del Mercato a Stefano d&#8217;Aveto (GE).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ostriche e Champagne</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/ostriche-e-champagne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 15:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se già agli albori del 1900 lo scrittore Saki affermò che "Non è necessario ricordarmi che gli uomini che non amano le ostriche, gli asparagi e il buon vino possiedono un’anima e, forse, anche uno stomaco. Hanno semplicemente un’istintiva attrazione per l’infelicità", non dobbiamo meravigliarci se il connubio OSTRICHE E CHAMPAGNE sia, ancora oggi, sinonimo di qualità e di eleganza, associato spesso alla mondanità e alla ricchezza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1524739344589" ><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Evento Ostriche e Champagne 4 Agosto</h2>
<p><i>Ostriche e Champagne in occasione della gara di Trial valida per il campionato Europeo organizzata il primo week-end di Agosto </i></p>
<p>Se già agli albori del <strong>1900</strong> lo scrittore <em>Saki</em> affermò che &#8220;<em>Non è necessario ricordarmi che gli uomini che non amano le ostriche, gli asparagi e il buon vino possiedono un’anima e, forse, anche uno stomaco. Hanno semplicemente un’istintiva attrazione per l’infelicità</em>&#8220;, non dobbiamo meravigliarci se il <strong>connubio OSTRICHE E CHAMPAGNE</strong> sia, ancora oggi, <strong>sinonimo di qualità e di eleganza,</strong> associato spesso alla mondanità e alla ricchezza.<br />
Spesso ostriche e champagne rappresentano un simbolo, uno status da mostrare in eventi particolari, per evidenziare l&#8217;unicità e la raffinatezza dell&#8217;avvenimento che si vuole pubblicizzare.</p>
<p>Ma dove nasce questo misterioso quanto affascinante abbinamento? <strong>La capacità delle ostriche di esaltare le qualità dello champagne</strong>, grazie al loro gusto decisamente particolare, le rendono una tipologia di cibo perfetto e adatto per valorizzare la freschezza e la delicatezza di alcuni champagne.<br />
Per anni i preconcetti e i troppi pregiudizi hanno reso questo abbinamento una sorta di tabù&#8217; per gran parte dei suoi possibili fruitori ; i preconcetti nascevano dall&#8217;idea che mangiare un cibo crudo, molliccio, dalla grande acidità e dall&#8217;eccessivo richiamo del mare allontanasse molte persone dal &#8220;<em>provare</em>&#8221; ad avvicinarsi al mondo delle ostriche; inoltre i costi e la difficoltà ad aprire questo squamoso mollusco contribuivano a renderlo quasi inarrivabile.<br />
Oggi una marcata tendenza delle nuove generazioni a provare nuovi gusti e ad avvicinarsi a nuove culture, uniti a una sempre maggiore produzione di ostriche (gli allevamenti si sono moltiplicati e oggi si possono trovare in commercio varie tipologie di ostriche) ha fatto si che aumentassero gli estimatori e che da semplice<em> status symbol</em> siano entrate a far parte della dieta di molte persone.</p>
<p>Se prima <strong>l&#8217;ostrica</strong> era un supporto, caro e appariscente, <strong>per valorizzare</strong> un determinato tipo <strong>champagne</strong> oggi si può parlare di abbinamenti poiché, a seconda del tipo di ostrica (con sapori più o meno forte, più o meno saporite e salmastre; tra le tante citiamo la <em>Bèlon</em>, la <em>Marenne</em>, la <em>Fine de Claire</em>, la nostrana <em>San Teodoro</em>) è necessario abbinare il vino giusto in modo da non soffocare il gusto del mollusco, e per esaltare le qualità organolettiche del vino. Solitamente, per raggiungere tale scopo, si tende ad affidarsi a champagne ideale giovani, freschi, dal retrogusto acidulo e dalla profumazione delicata e floreali.</p>
<p>Sempre più spesso grandi sommelier e enoteche ardite si impegnano nell&#8217;organizzare eventi e serate nelle quali il vino e l&#8217;ostrica vengono sradicati dall&#8217;ideale comune di appartenenza a un mondo <em>snob</em>, a una cultura <em>chic</em>, ma diventano elementi per una serata piacevole e, soprattutto, accessibile a tutti. Chiaramente è fondamentale affidarsi alla serietà e alla competenza di professionisti del settore in modo, così, da lasciar esaltare i sapori di entrambi gli alimenti. Se a questo volete unire la suggestione e l&#8217;atmosfera unica che sa regalare la splendida cornice del <a href="https://www.comune.santostefanodaveto.ge.it">borgo </a>di <strong>Santo Stefano d&#8217;Aveto</strong>, alle pendici del<strong> Monte Groppo Rosso</strong>,la passione e l&#8217;amore che i proprietari dell&#8217;<a href="https://www.enotecailgrifo.it/enoteca-grifo/"><strong>enoteca IL GRIFO</strong></a> sanno trasmettere ai propri clienti e una serata all&#8217;insegno del relax e del gusto, dimenticandoci per qualche ora i ritmi frenetici e le situazioni di stress cui siamo sottoposti quotidianamente, allora il 4 agosto non potete mancare all&#8217;appuntamento in cui avrete la possibilità di gustare ostriche freschissime sorseggiando e degustando gli eccellenti vini magistralmente proposti ad hoc.</p>
<p>In un paesaggio bucolico vi sembrerà di fare un viaggio nel passato, riscoprendo sapori di una volta capaci di emozionare anche i gusti più intransigenti. Un <strong>aperitivo</strong> che offrirà una perfetta <strong>simbiosi tra i prodotti tipici della tradizione italiana</strong> (come la focaccia genovese, il formaggio di Santo Stefano &#8220;<em>San Stè</em>&#8221; o gli insaccati piacentini e il grana Parmigiano Reggiano) <strong>e gli elementi tipici della gastronomia d&#8217;oltralpe</strong>; un condensato di <strong>genuinità e raffinatezza</strong>, di eleganza e semplicità illuminati dalla luce delle stelle in una cornice straordinaria. E allora&#8230; CHEERS a tutti.</p>

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		<title>Parliamo di vino bianco</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/vino-bianco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 10:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sul vino]]></category>
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			<p>Per apprezzare al meglio qualunque vino è importante conoscerne l’origine e, soprattutto, i processi che sono alla base della trasformazione dalla materia prima, fino all&#8217;ottenimento del prodotto finito. Più il <strong>prodotto</strong> è <strong>pregiato</strong>, più i <strong>processi</strong> di produzione risultano <strong>complessi</strong> e curati nei minimi particolari. In realtà, la produzione del vino bianco è il risultato di processi naturali, che sono regolati dall&#8217;uomo per quanto riguarda la durata e le modalità. Sarà cura del produttore scegliere il giusto clima e le perfette condizioni dell&#8217;ambiente dove le diverse fasi avverranno, in modo da ottenere una qualità di vino migliore dall&#8217;uva raccolta.</p>
<h3>La raccolta dell’uva</h3>
<p>Alla base della produzione, fondamentale è la scelta degli acini d&#8217;uva da utilizzare. Generalmente la più usata è quella dagli acini bianchi, ma ciò non toglie che un ottimo vino bianco possa essere prodotto anche con acini rossi: <strong>il succo delle bacche ha la medesima tonalità</strong>, sia che provenga da acidi più scuri che più chiari. In base alla qualità del vino che si intende produrre il grappolo verrà raccolto più o meno maturo. Uno degli accorgimenti che i viticoltori hanno in questa fase è quello di trasportare il grappolo perfettamente integro fino al luogo della vendemmia: la buccia rotta rilascia polifenoli che potrebbero pregiudicare l&#8217;aroma del vino. E’ importante che l&#8217;uva venga lavorata il prima possibile, mantenendo la qualità e gli aromi sviluppati durante la crescita e la maturazione.</p>
<h3>La fase preliminare</h3>
<p>Gli <strong>acini</strong>, quindi, vengono <strong>premuti</strong> in modo da estrarne il succo. Tramite<strong> la torchiatura</strong> la polpa viene separata dalle vinacce: è un&#8217;operazione molto complessa e faticosa che si avvale ancora dei torchi a vite tradizionali, costruiti in acciaio e non più in legno. Il liquido, per la pressione impressa dalla madre vite, si deposita in un contenitore di acciaio, mentre le bucce ed i semi vengono eliminati.<br />
In seguito <strong>il vino viene fatto riposare</strong>, processo che prende il nome di <strong>fermentazione</strong>: tramite la trasformazione degli zuccheri contenuti nel composto, questo diventerà alcolico. A differenza del vino rosso, il vino bianco si ottiene facendo fermentare solo il succo d&#8217;uva, senza le parti solide: non si ha la macerazione, ma attraverso la pigiatura e la sgrondatura viene scartata la polpa dalle vinacce; il liquido sarà più leggero e meno corposo, quindi più delicato. Il vino viene versato in un tino e lasciato a riposo: si tratta della sfecciatura, durante la quale i componenti solidi tendono a depositarsi sul fondo del recipiente per poi essere eliminati.</p>
<h3>La fermentazione del mosto</h3>
<p>Nonostante la fermentazione sia un processo naturale, con dei piccoli accorgimenti il produttore riesce ad agevolarla e favorirla. Il <strong>vino bianco</strong>, in particolare, f<strong>ermenta ad una temperatura piuttosto bassa</strong>, che non deve superare i 20 gradi centigradi; ciò consente agli aromi dell&#8217;uva, soprattutto quelli più fruttati, di rimanere forti e ben percepibili al momento della degustazione.<br />
Dopo circa 10 giorni il vino viene trasferito in un&#8217;altra botte e lasciato riposare per altri 7 giorni, in modo che il liquido si stabilizzi e la fermentazione continui. Nel caso in cui il prodotto sia destinato alla vendita come vino giovane, allora il periodo di riposo sarà breve e al composto saranno aggiunti dei lieviti che rendono la bevanda utilizzabile da &#8220;giovane&#8221;.<br />
Se si predilige un vino invecchiato il processo si protrarrà per diversi mesi ed in alcuni casi addirittura anni: durante questo intervallo il liquido sarà rimescolato di settimana in settimana. Il processo può essere fatto a mano, con l&#8217;ausilio di un lungo bastone di legno o tramite l&#8217;utilizzo di macchinari appositi, ciò avviene soprattutto in aziende più grandi che hanno produzioni elevate. Alcuni vini bianchi hanno bisogno di aggiunta di solfiti per evitare che si ossidino a contatto con l&#8217;ossigeno.<br />
Per <strong>eliminare</strong> le ultime <strong>impurità il vino viene filtrato</strong>: in seguito a questo passaggio il liquido risulterà brillante, limpido e conserverà tutti i propri aromi.<br />
L&#8217;ultima fase è quello in comune con il vino rosso, cioè l&#8217;imbottigliamento. Dopo essere stato esaminato e averne approvato la qualità, il vino viene versato all&#8217;interno di bottiglie di vetro che ne favoriscono la conservazione. Il contenitore viene tappato con del sughero e sigillato con una capsula o con un tappo. Il vino così ottenuto può essere sia venduto immediatamente che lasciato invecchiare.</p>

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		<title>Mostra francobolli &#8230;bolli e bollicine</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/mostra-francobolli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 06:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
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			<h2>Mostra francobolli con degustazione di vino 25 Aprile</h2>
<p><em>Starete sicuramente pensando che questo sia un accostamento decisamente insolito, ma in realtà i <strong>francobolli</strong> hanno molto in comune con i <strong>vini</strong>, sapete il motivo?</em></p>
<p>Innanzitutto perché i due prodotti<strong> aumentano il loro valore e la loro qualità</strong>, <strong>con il</strong> trascorrere del <strong>tempo</strong>. Un antico francobollo è un pezzo unico e il più delle volte introvabile, a sua volta un buon vino di una vecchia annata, assume un carattere e un tono decisamente più intenso e ricercato, rispetto ad uno giovane. Insomma, non c’è nulla di più interessante di partecipare ad una mostra francobolli sorseggiando uno squisito calice di vino.</p>
<h3>Le origini del francobollo</h3>
<p>Il <strong>termine francobollo</strong> nasce dall’unione di due parole: <strong>franco che significa esente da tasse e bollo che si riferisce all’autenticità dell’elemento.</strong> Generalmente realizzato in carta e di forma quadrata, il francobollo viene attaccato ad una lettera o ad un pacco, per essere poi spedito al destinatario. Già a partire dal 1600 le buste destinate ad essere spedite, venivano accompagnate da una striscia di foglio che veniva rilasciata dal daziere, dietro pagamento di una tassa di corrispondenza. Il cartaceo era decorato da immagini particolari, come il Leone di San Marco, nella Repubblica di Venezia. Il foglio andava solitamente fissato alla busta tramite un filo o un fermaglio. A quell’epoca ogni Stato aveva escogitato un metodo differente per la realizzazione di strumenti che accertavano la ricevuta di pagamento della tassa. In Cina per esempio, venivano vendute delle buste colorate, ciascuna tonalità indicava la destinazione generica, per l’estero o per il territorio interno. Il primo vero francobollo della storia fu introdotto in Gran Bretagna, in seguito alla riforma delle Poste inglesi, il suo artefice <strong>Rowland Hill</strong> <strong>contribuì</strong> decisamente al cambiamento di rotta delle spedizioni, introducendo il francobollo, in questo modo le imposte venivano pagate dal mittente al momento della consegna e non più dal destinatario. Il <strong>primo francobollo della storia fu il Penny Black nato il 6 maggio 1840</strong> che ritraeva il profilo della <strong>Regina Vittoria</strong>.</p>
<h3>La diffusione del francobollo nel mondo</h3>
<p>L’invenzione di Hill riscosse sin da subito un successo strabiliante, in breve tempo le amministrazioni postali della Svizzera, Brasile e Stati Uniti adottarono questo strumento, rendendo unici i loro francobolli arricchendoli di immagini e particolari diversi. In Italia nell’arco di qualche anno, tutti gli Stati preunitari a partire dal Regno Lombardo-Veneto nel 1850, per finire al Regno delle due Sicilie, introdussero quest’efficace articolo. Il <strong>primo francobollo italiano</strong> per eccellenza, realizzato nei primissimi mesi del post-unità fu il &#8220;<strong>5 centesimi nero</strong>&#8221; del <strong>1851</strong> originario del Regno di Sardegna.</p>
<h3>Francobollo che passione</h3>
<p>In concomitanza con il nascere dei primi francobolli, si sviluppò una tendenza alla raccolta e alla collezione degli stessi. La <strong>filatelia</strong> ai primordi, consisteva nella custodia dei bolli, che venivano letteralmente staccati dalle lettere e conservati all’interno di libri che ne <strong>indicavano la provenienza</strong>. Inizialmente era semplice poter collezionare tutti gli esemplari in circolazione, dato che in commercio ne venivano immessi pochissimi. Successivamente la diffusa scolarizzazione del popolo e i consistenti flussi migratori, contribuirono all’incremento del servizio di corrispondenza. Francobolli nuovi e con vigne particolari che rappresentavano simboli storici e sociali vennero adoperati per le spedizioni. Uno dei <strong>più importanti francobolli italiani</strong> è il prestigioso <strong>Gronchi Rosa</strong>, piccolo capolavoro introdotto in onore del <strong>viaggio del Presidente della Repubblica Italiana</strong>, Giovanni Gronchi in <strong>Sudamerica</strong>, la serie di tre pezzi fu realizzata il 3 aprile del 1961 in onore della corrispondenza tra il paese italiano e lo Stato del Perù, dell’Argentina e dell’Uruguay.</p>
<h3>Il francobollo come testimonianza storica</h3>
<p>Da sempre questi piccoli ed efficaci elementi sono stati concepiti non soltanto come ottimi strumenti di corrispondenza ma anche come portatori di messaggi sociali. In Italia, durante il periodo pre-repubblica vennero creati una serie di francobolli, che ancora oggi sono oggetti di ammirazione da parte di molti appassionati. Precisamente dall’inizio del 1900 fino agli anni precedenti allo scoppio della prima guerra mondiale, vennero stampati <strong>francobolli commemorativi</strong> degli anni di massimo splendore. Mentre i francobolli dell’età repubblicana riportano i simboli e le immagini che rappresentano i nuovi valori nazionali e sociali.</p>

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		<title>Parliamo di vino rosso</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/vino-rosso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 10:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sul vino]]></category>
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			<h3>Le fasi della vinificazione del rosso</h3>
<p>Il <strong>vino rosso è ottenuto dalla fermentazione del mosto</strong> che, trascorso qualche tempo dalla spremitura dell&#8217;uva, sviluppa una componente alcoolica. La macerazione porta alla dissoluzione di tutte le parti del grappolo, cioè gli acini con le bucce e in alcuni casi anche di parte di raspi. Dalla macerazione scaturiscono tutte quelle caratteristiche del vino rosso, che lo rendono una bevanda apprezzata e distinta in base all&#8217;aspetto, al profumo, al gusto. La fermentazione avviene contemporaneamente, a meno che non si intervenga con particolari tecniche che separano i 2 processi. Ecco allora quali sono tutte le fasi per ottenere del buon vino rosso.</p>
<h3>La raccolta dell&#8217;uva</h3>
<p>Una <strong>fase</strong> che richiede molta attenzione ed esperienza è <strong>la raccolta dell&#8217;uva</strong>, che deve avere come requisiti essenziale quello di appartenere possibilmente allo stesso vitigno. A questo si aggiunge il fatto che i grappoli devono essere integri e aver raggiunto la giusta maturazione. Il tempo che intercorre tra la raccolta dell&#8217;uva e la spremitura deve essere quanto mai breve, in modo da conservare tutte le qualità organolettiche del frutto. Alla base di tutto c&#8217;è quindi la disponibilità di una materia prima qualitativamente valida.</p>
<h3>La fase preliminare</h3>
<p>Dopo la raccolta l&#8217;uva deve essere <strong>spremuta o pigiata</strong>, che è un termine più appropriato, tipico questo settore e quindi <strong>liberata dai raspi</strong>.<br />
Questi passaggi oggi vengono espletati in modo quasi simultaneo, grazie all&#8217;uso di macchinari appositi, o diraspatrici. Nella vendemmia del vino rosso non si usa separare il mosto dalle parti ancora non disgregare dei grappoli.<br />
Una volta eliminati i raspi il mosto ottenuto viene lasciato nelle vasche di fermentazione. Quando si tratta di grandi quantità, si utilizzano macchinari del tutto simili alle idrovore, che trasferiscono il mosto. È bene evitare che il percorso di trasferimento non sia lungo e che il mosto da trasferire non debba affrontare lunghi percorsi.</p>
<h3>Macerazione e fermentazione del mosto</h3>
<p>Il <strong>mosto</strong> che viene <strong>lasciato riposare</strong> nelle vasche o in alternativa in grandi botti in base al tipo di vino che si vuole ottenere.<br />
In questa fase sono di fondamentale importanza lo <strong>sviluppo dei batteri</strong>, che aiutano la stessa maturazione del mosto. Quest&#8217;ultimo per diventare il vino rosso che si gusta associato alle varie pietanze, deve essere tenuto in ambienti con temperatura più o meno costante. La necessità di non provocare sbalzi è dovuta al fatto che potrebbe bloccare la fermentazioni o favorire lo sviluppo di microbi estranei. La vendemmia avviene a ridosso dell&#8217;estate proprio perché il caldo favorisce il processo di macerazione. Da questo, infatti, dipende non solo il colore ma anche i tannini.<br />
<strong>Il mosto non deve rimanere statico</strong> e per questo deve essere di tanto in tanto mescolato per favorire una maturazione omogenea. Il rimestare il mosto consente d&#8217;introdurre anche particelle di ossigeno, che concorre a far sviluppare gli indispensabili lieviti.</p>
<h3>La separazione della parte solida del mosto</h3>
<p>Il <strong>mosto</strong> non è soltanto liquido e ha una <strong>parte solida che deve essere eliminat</strong>a. In gergo viene chiamata &#8220;svinatura&#8221; e avviene lasciando semplicemente cadere la parte liquida.<br />
Il passo successivo è quello detto pressatura, che consiste nel torchiare la parte solida rimasta del mosto. Da qui se ne otterrà uno ancora più concentrato, molto dolce e che verrà aggiunto al resto.<br />
Questa fase può continuare anche per diversi giorni, aumentando sempre di più la pressione per estrarre fino all&#8217;ultima goccia utile.<br />
L&#8217;aggiunta del mosto pressato è importante per elevare la qualità del vino stesso.<br />
Con la <strong>torchiatura</strong> si <strong>completa</strong> la cosiddetta <strong>fermentazione alcolica</strong> per avviare quella lattica e malica. In questa fase viene stimolata la presenza di alcuni batteri.</p>
<h3>L&#8217;avvio alla maturazione del mosto</h3>
<p>La maturazione del mosto dipende da molte variabili, a cominciare dai contenitori dove questa avviene. Per i vini che vanno consumati a breve scadenza si possono usare quelli in metallo, per l&#8217;esattezza in acciaio inossidabile. Nel caso, invece, si punti a un&#8217;invecchiamento medio-lungo allora di preferiscono i contenitori di legno, come lo botti o le barrique.<br />
In questo caso i costi aumentano, ma la qualità del vino è certamente superiore. Questo è dovuto al fatto che il legno concorre ad aromatizzare il vino e dargli carattere e struttura. Questo materiale permette anche un infinitesimale passaggio dell&#8217;aria che concorre a rendere il vino unico. Il confezionamento prevede che la bevanda rossa sia messa in vetro ermeticamente chiuso, per mantenere intatte le sue caratteristiche.<br />
Il <strong>vino rosso</strong> come gli altri vini deve essere<strong> tenuto in ambienti freschi</strong>, che abbiano una temperatura intorno ai 15°, per mantenersi al meglio negli anni.</p>

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		<title>Vino e Arte: il vino nella pittura</title>
		<link>https://www.enotecailgrifo.it/vino-e-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 07:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[sul vino]]></category>
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			<p>In occidente vi è sempre stato un forte connubio tra il <strong>vino e arte</strong>, in special modo per quanto riguarda la pittura grazie alla quale esso diventa un qualcosa di immortale. Il vino ha la capacità di coinvolgere tutte le facoltà sensoriali dell&#8217;uomo, tranne l&#8217;udito; per capirci meglio: il tatto entra in gioco attraverso l&#8217;immagine della mano che afferra il bicchiere, l&#8217;olfatto è rappresentato dall&#8217;immagine secondo cui il soggetto si gode il profumo del calice, la vista è rappresentata dall&#8217;osservazione del contenuto del calice ed infine il gusto trova la sua rappresentazione nell&#8217;assaporare ad ogni singolo sorso le qualità del vino.</p>
<p>Le più grandi civiltà pittoriche, come quelle del <em>quattrocento</em> o quelle dell&#8217;<em>ottocento</em>, sono legate al vino e hanno incrociato spesso il loro cammino; Il produttore di vino può essere accostato facilmente alla figura del pittore che crea la sua opera attraverso la tela, i pennelli e la tavolozza ricca di colori, allo stesso modo può essere visto il vignaiolo che per creare il suo vino deve dosarlo, mescolarlo e trasformarlo per farlo evolvere. Molti <strong>pittori</strong> hanno deciso di <strong>rappresentare</strong> all&#8217;interno dei propri capolavori il vino nei suoi molteplici aspetti e sfumature. Uno dei temi che viene raffigurato è quello della <strong>vendemmia</strong>.</p>
<p>Vi sono alcune opere realizzate nel corso del <em>quattrocento</em> e dell&#8217;<em>ottocento</em> che raffigurano il tema della vendemmia ponendo in evidenza l&#8217;operato dei lavoratori impegnati in quest&#8217;ultima e dei colori dell&#8217;imminente autunno, un esempio può essere l&#8217;opera &#8220;<em>La vendemmia del Médoc</em>&#8221; realizzata dal pittore <strong>Clément Boulanger</strong>; il dipinto è un olio su tela realizzato nel <em>1815</em> e che oggi è possibile ammirare nel <strong>Museo delle Belle Arti</strong> ubicato a <strong>Bordeaux</strong>.</p>
<p>Il quadro ci mostra una scena di uno dei momenti legati alla vendemmia, possiamo vedere come gli uomini trasportano un recipiente di legno appoggiato sopra delle assi. Essi passano tra le file di viti raccogliendo l&#8217;uva precedentemente tagliata dai vendemmiatori per poi versarla nel tino che successivamente viene portato verso il torchio. In altre opere viene anche raffigurato il tema della vinificazione, ossia quel processo biochimico che consiste nella trasformazione dell&#8217;uva in vino; Per quanto riguarda la rappresentazione pittorica di questo tema possiamo considerare come esempio l&#8217;opera &#8220;<em>Il controllo delle botti</em>&#8220;, realizzata dal pittore <strong>Hans Weiditz</strong> nell&#8217;anno <em>1530</em> ed attualmente custodita nel <strong>Museo Sammlungen</strong> nella città di <strong>Monaco</strong>. Il quadro rappresenta in modo chiaro le operazioni di controllo dei barili contenenti all&#8217;interno il vino. Queste operazioni vengono condotte affinché ci si accerti che quest&#8217;ultimo non venga manomesso alterandone la qualità. Si può certamente affermare che la massima rappresentazione del vino nel mondo della pittura raggiunga il suo apice nei ritratti.</p>
<p>Si può constatare che spesso nei ritratti vengano rappresentati gli uomini con il loro bicchiere colmo di vino, così pure le donne ma diversamente dagli uomini elle non vengono mai ritratte a bere da sole durante una festa o un ricevimento, ma sempre in compagnia poiché era pensiero comune che una donna sola con un bicchiere di vino sia un qualcosa di inquietante, tuttavia ritroviamo alcuni ritratti di donna rappresentate con un bicchiere o calice di vino in mano.</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-17709 alignleft" src="https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/i-giocatori-di-carte-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" srcset="https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/i-giocatori-di-carte-300x256.jpg 300w, https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/i-giocatori-di-carte-240x205.jpg 240w, https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/i-giocatori-di-carte-360x307.jpg 360w, https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/i-giocatori-di-carte.jpg 388w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Paul Cézanne</strong>, 1839-1906, &#8220;<em>I giocatori di carte&#8221;,</em> <strong>Museo d’Orsay, Parigi</strong>. Tutto si svolge nel confronto tra due persone, l’arbitro è la bottiglia, sul tavolo pesano le braccia del contadino che sta giocando a carte. Vi è il rigore immobile della costruzione, e la definizione solida dei volumi, ma si afferra l’impercettibile esitazione del giocatore che si appresta a giocare la sua carta.</p>
<p>Vi porto all&#8217;attenzione due esempi: il primo dipinto è &#8220;<em>Ritratto di Mattheus Schwarz, il vecchio</em>&#8221; dipinto realizzato dall&#8217;artista tedesco <strong>Christoph Amberger</strong> può essere oggi ammirato presso il <strong>Museo</strong> di <strong>Lugano</strong>. Esso rappresenta appunto un ritratto raffigurante un nobile uomo; egli aveva fatto voto di rinuncia al bere, sullo sfondo possiamo notare un bicchiere colmo di vino rimasto integro sul davanzale della finestra. Egli successivamente decide di consultare i segni astronomici per poi giungere alla conclusione di sciogliere il voto in modo da non contrariare il volere del cielo.</p>
<p>L&#8217;altro esempio che vi sottopongo è un ritratto di donna realizzato nel <em>1648</em> da<strong> Louis e Antoine le Nain</strong>, il quale può essere ammirato nel <strong>Museo</strong> del <strong>Louvre</strong> nella città di <strong>Parigi</strong>. L&#8217;opera si incentra sulla figura femminile in primo piano; ella appare povera e vestita di stracci, stringe tra le mani un bicchierino di vino, ma ciò che colpisce è lo sguardo rivolto verso colui che osserva la tela.</p>
<p>Il vino assume ancora un altro significato nelle rappresentazioni di feste e celebrazioni; in questi casi viene visto come simbolo di comunione, di scambio tra persone e di condivisione. Spesso in queste rappresentazioni i bicchieri o la brocca di vino vengono posti al centro dell&#8217;opera come chiaro simbolo di socializzazione, ad esempio come nel dipinto &#8220;<em>L&#8217;Epifania</em>&#8221; realizzato da <strong>Gabriel Metsu</strong>, un pittore proveniente dalla scuola fiamminga. Il quadro rappresenta i festeggiamenti per l&#8217;Epifania; c&#8217;è un vecchio che è concentrato nei festeggiamenti che brinda gioioso sotto gli occhi della famiglia, centro dell&#8217;opera è appunto il bicchiere, stretto nella sua mano.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-17708 alignright" src="https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/lydia-col-bicchiere-di-vino-215x300.jpg" alt="lydia-col-bicchiere-di-vino" width="215" height="300" srcset="https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/lydia-col-bicchiere-di-vino-215x300.jpg 215w, https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/lydia-col-bicchiere-di-vino-240x334.jpg 240w, https://www.enotecailgrifo.it/wp-content/uploads/2018/04/lydia-col-bicchiere-di-vino.jpg 356w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" />Francine van Hove</strong>, &#8220;<em>Lydia con il bicchiere di vino&#8221;</em>, <em>1981</em>,<strong> Galleria Alain Blondel, Parigi.</strong> Il bicchiere nella forma piena come il seno che gli è accanto, la luce gioca un ruolo importante, descrive con raffinatezza corpi ed oggetti, una caraffa di vino per l’artista ha lo stesso valore di un riflesso su una pelle, un seno, un occhio, un tessuto.</p>
<p>Ci spostiamo verso una nuova rappresentazione del vino nella pittura: il vino nei caffè e nelle locande e in relazione all&#8217;amore. L&#8217;artista <strong>Vincent Van Gogh</strong> in &#8220;<em>Il caffè di notte</em>&#8221; rappresenta questo locale dove su ogni tavolino vi era una bottiglia di vino.</p>
<p>Il vino e l&#8217;amore si intrecciano formando un dolce connubio. Un esempio è &#8220;<em>La mezzana</em>&#8221; di <strong>Delf</strong> raffigurante una scena in una taverna nella quale vi sono due giovani; il ragazzo con una coppa di vino in una mano si è già abbandonato alla passione poiché la sua mano è sul petto della giovane.</p>

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